Euromobil
   

CARMELO ZOTTI

TONI TONIATO

 

Da qualche anno Zotti si muove in un ambito di pittura narrativa o meglio in una direzione di ricerca di nuove strutture di racconto, ma si distingue peraltro dalle poetiche più note di questa tendenza, rispetto almeno all'altro polo, cioè alle correnti "milanesi" che più clamorosamente hanno accentuata questa componente nel senso appunto di una sua esclusiva apertura verso la parte più vistosa e diretta di quella densa sostanza tematica che sta alla base di tale allargamento di interessi, anche contenutistici, sul piano di una dimensione tutta urbana, sociale. Questo pittore si distingue invece per una sua peculiare desinenza formativa, per una linea che mi pare interna allo sviluppo della giovane pittura veneta, e che accomuna infatti artisti anche diversamente orientati, ma tuttavia, proprio per tale affinità di origine, ugualmente apparentati, comprensivi, in una accezione non meno incidente e significativa. Per questi il racconto conserva ancora un margine di memoria e di riflessione intima, stabilisce una mediazione certo non preclusiva, bensì dinamica tra l'io e il mondo, tra soggettività e oggettività, configurandosi nella descrizione delle strutture di questo rapporto, nei significati esperiti di una sua complessa e vitale organicità. Già Calvesi ebbe occasione, di recente, presentando appunto anche un gruppo di giovani artisti veneti, presenti all'ultima Biennale veneziana, e pertanto lo stesso Zotti, di motivare un preciso rapporto tra loro, ma più che stabilire la ragione, certo incontrovertibile, sulla reciproca e convergente attenzione portata al colore, nella propensione cioè di quegli artisti verso una prevalente dimensione coloristica, emotiva, descrittiva, va semmai riconosciuta l'istanza, sempre presente, in una tale panoramica culturale, di una loro implicita capacità di racconto, di una quasi costitutiva necessità di racconto. Legittimo pertanto che oggi, e soprattutto per i precedenti più immediati allo sviluppo della loro pittura, si sia dato giusto rilievo a questa partecipazione, a un loro non secondario apporto nel panorama delle più attuali problematiche artistiche. Si dovrà, tuttavia, ammettendo quella iniziale differenza di ricerca, ben più complessa e radicata, notare, pur genericamente, che di fronte ai fatti, ai motivi della presente situazione storica, il racconto che essi svolgono si dirama per vie interne, cioè della situazione un riflesso, anche totale, ma del tutto interno, quindi intimo, effusivo, immaginativo.

Infatti la situazione oggettiva in questi racconti non è analizzata dall'esterno e tanto meno contemplata dall'esterno, bensì è partecipata, vissuta dal di dentro, attraverso un continuo ricorso alle varie possibilità di esperienza, a tutto ciò che costituisce una effettiva esperienza. E questo potrebbe spiegare, in loro, un certo residuo o meglio una ulteriore possibilità di astrazione lirica, che non si fa, è vero, strumento sintattico, nè accorgimento stilistico, ma rimane nelle eventualità di risultanza espressiva come una implicazione necessaria. Da Tancredi a Licata, da Hollesch a Plessi, a Zotti quindi, tanto per suggerire delle indicazioni, appunto abbastanza recenti nel panorama della giovane pittura veneta, si avverte una corrispondenza affatto casuale, contratta non certo solo per contiguità di lavoro, bensì svolta ormai su consistenti mozioni di base, su una comune e fondamentale istanza culturale. Si dovrà parlare qui di un realismo fantastico, magico, assoluto, come, pur avendo altre componenti e finalità, è poi delle stesse ricerche dei giovani pittori napoletani, rispetto a quello più occasionato, contingente, ma anche più duttile e variato del filone milanese e torinese, entro cui d'altronde quelle diverse mozioni hanno trovato uno sviluppo più ricco,• ma anche un consenso più pronto e diretto. Certamente i dati referenziali di questa complessa assunzione linguistica si caratterizzano in scelte ormai comuni e abbastanza precise: i surrealisti e Bacon, il movimento Cobra e Alain Davie, ma attraverso una sollecitazione più mediata e critica dai testi di Matta e di Sutherland, di Giacometti e di Gorky. Necessario perciò tener conto di quelle matrici sostanziali per distinguere ormai in questo largo orientamento le posizioni non solo individuali, ma di tutta una area culturale e geografica; si dovrà non perdere di vista appunto quelle peculiarità di fondo, anche per sostanziare, in un senso più esauriente, la situazione della giovane pittura italiana e pertanto l'effettiva consistenza storica dell'attuale orientamento, che va riportato comunque nell'ambito delle presenti problematiche del realismo e dell'oggettivazione.

Per quanto riguarda il quadro specifico entro cui Zotti opera attualmente, egli potrebbe rivendicare quasi una posizione di privilegio, certamente uno sviluppo meno occasionale, nel senso che la sua pittura, sin dagli esordi, ha posto l'accento sull'elemento narrativo di una vicenda esistenziale, sul dato descrittivo, anche se inteso, allora, prevalentemente, in una sorta di risonanza interiore, di corrispondenza più lirica tra emozione e fatto, tra il sentimento e lo stimolo oggettivo, ma il modo di farsi tuttavia strumento di analisi, di divenire registrazione non passiva di un proprio rapporto col mondo.

Più tardi doveva appunto, con una diversa concretezza linguistica, nel riscatto proprio cioè di una complessità e varietà di immagini, descriverne la tumultuosa vitalità, l'esuberanza interna, rappresentare le strutture profonde di quelle presenze ancora, se si vuole, evocative, e non di meno pregnanti di una evidenza oggettiva, mutuata tramite un accorto e più intenso tessuto di corrispondenze strutturali, immaginative. Poteva così giustamente avvertire l'Apollonio, presentando il pittore, ancora anni addietro, di una sua « implicita ripresa di configurazione narrativa », di un deliberato o meglio di un necessitato proposito «di un accordo convergente tra istintività e strutturalità». Anzi ne precisava i caratteri con molta chiarezza rilevando che l'immagine "è subordinata all'emergere di una figurazione tra simbolica ed emblematica. Il che vuol dire porsi in posizione di rifiuto a fronte delle tecniche informali per orientarsi verso una tematica che non sopprima la possibilità comunicativa dell'oggetto, pur ridotto a suggerimenti segnaletici". Allora vaste partiture grafiche orchestravano sotto la pressione di un colore denso, sensuale, una fitta orditura di immagini ancora convulse, viscerali, la cui fisionomia si andava però meglio definendo entro contorni spaziali più rigorosi, per cui lo stesso intreccio segnico allusivo diveniva strutturalmente più ordinato e composto. Il racconto, pur intessuto di una registrazione troppo carica assumeva comunque ritmi diversi, ora con andamento esuberante, caotico, ora più distinto e cadenzato, cioè si imponeva una durata diversa, una strutturalità che secondo le esigenze di quei suggerimenti oggettivi ristabiliva più adeguati rapporti, un comportamento più attento, più profondo.

Da queste esperienze Zotti è giunto ormai a prestare la sua attenzione, in modo ancora molteplice, sulle possibilità infatti di integrare quella varia accumulazione di immagini, ora filtrate dalla memoria, ora proposte simbolicamente, ora desunte da un repertorio oggettivo, dalla cartellonistica attuale, cercando così di attuare in una dimensione più complessa, meno provvisoria, effimera, un certo accordo tra moventi diversi, tra l'esigenza narrativa e l'istanza introspettiva, tra il momento dell'analisi, della constatazione e quello del riscatto nella durata dell'immagine, della sintesi.

La sua materia narrativa si riversa ancora impetuosa nei quadri, ma ora il pittore quasi l'asseconda, fermando talvolta la struttura di un volto, il l'articolare di un nudo femminile, e subito rincorre altri dettagli, circoscrive nuovi episodi, l'intreccio di una fronda, l'angolo di una parete, elementi oggettivi si intersecano con i suggerimenti della memoria, delle visioni oniriche, con la fitta sequenza di ricordi e impressioni, di simboli ed emblemi. E' una sorta di montaggio inesauribile che tende però organizzare quella vitalità incessante di figurazioni, questo flusso continuo; tale manipolazione serve ancora come spunto narrativo, cioè permette nuove associazioni, altre imprevedibili relazioni fra fenomeni e significati, in un registro vastissimo di atteggiamenti e di emozioni: dal diarismo quasi impressionistico di certi spartiti più naturalistici, al vitalismo gestuale di nuclei e organismi, indefiniti alla trascrizione evocativa o ironica di elementi e dati della realtà, di una sua simbolizzazione. Così si serve di questa densa, complessa congerie di fatti della memoria e di episodi della cronaca; di una continua frammentazione o riduzione di vicende: della misura di banalità e convenzionalità di cui la cronaca più spesso ci informa, e della dimensione profonda da cui emergono ricordi e sogni, ma in ordine a un circuito narrativo ancora di tensione emotiva, di introspezione psicologica, di dilatazione fantastica. Sullo schermo della superficie si articolano, si condensano, si espandono, in un segno corsivo, immediato, esuberante, con l'intenzione di rivelarne l'interna struttura, figurazioni intense, fluide; si accende infine un colore luminoso, trasparente, una sorta di filtro emotivo che si risolve per assorbimenti o per modulazioni più limpide, appena velate. Il pittore tende già a una strutturalità più bloccata, a una focalizzazione di quelle vicende in senso più carico, ma anche più incisivo, meno indiscriminato. Si innalzano pareti, si intravedono spigoli, pavimenti, mentre una serie di riquadri quasi in successione, di tondi, di pertugi e finestre si moltiplicano, incorniciando altri episodi o per circoscrivere qualche dettaglio, per oggettivare l'ambiente, la situazione in cui quelle forme vivono, in una convivenza complessa, difficile. Questa storia folta e ininterrotta di avvenimenti si precisa così in schemi spaziali più unitari, in diagrammi più significativi, depurata ormai da ogni eccesso occasionale e fortuito, per qualificarsi infine come materia di un racconto che ci appartiene, di una vicenda che rivela i nostri bisogni e le nostre azioni. Eventi diversi, spesso incontrollabili, che si svolgono su vari piani della esperienza, ma che nel loro insieme formano alla fine il tessuto complesso, contraddittorio, inquietante della nostra esistenza. Pertanto mostra di aver colto nel segno il Mazzariol quando conclude un suo breve testo sul pittore affermando che Zotti "porta avanti questo difficile discorso della pittura credendo che la vita sia tutta da vivere, ed è una fede che lo fa forte e singolare artista, in un momento di acuto malessere della nostra cultura figurativa". Che la vita sia tutta da vivere è nella pittura di Zotti un segno che ci conferma non solo della sua problematica estetica, ma del suo impegno anche morale di fronte ai dubbi della civiltà contemporanea.

        

Novembre 1964