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DISEGNI DI CARMELO ZOTTI
La prima esposizione di un giovane deve essere una cosa tremenda: una confessione strappata. Eppure l'ansia che la precede è così viva e così intensa: come un grido che si deve urlare, come un pianto che non si può trattenere. Andando su e giù ripeteva con un sorriso largo, forse triste, sotto il timore nascosto: « Voglio fare una mostra - Voglio fare una mostra. Ne ho bisogno».
L'arte è un segreto, come l'amore. Deve conoscere la delicatezza della pudicizia e trapelare come una gioia, che è grande se comunicata. Rifiutare di goderla è stoltezza o durezza di cuore. Cercare di capirla una ricompensa senza prezzo. L'arte é una fatica, un lavoro, un tormento che pochi sanno. Tardi è facile parlarne con la retorica dei luoghi comuni. Esige un'umiltà rispettosa. Come il crescere del bambino, che è un miracolo che ripaga di tutte le sofferenze. Per chi lo ama. Per questo scrivo queste parole felici. E non è troppo.
Carmelo Zotti ha prima di tutto il coraggio di mostrarsi nella scoperta sincerità del disegno, che non ammette confusioni e che non lascia campo agli equivoci e che tralascia gli aiuti delle decorazioni e del colore.
Un disegno che manifesta sicuramente le qualità naturali, impulsive o violenti, ma anche sicure e spontanee. E il segno è tutto suo. Suo il comporsi il muoversi il guardarsi, grasso e nervoso, leggero e delicato, veloce e insistito. Intime e caratteristiche le predilizioni: la figura umana, il volto dello uomo e della donna, per cui restano pressochè eccezioni i paesaggi e le composizioni, ma anche questi non meno unitari e coerenti nel suo conquistarsi per andare innanzi. Tutta sua anche la grandezza, senza timori, di certi impianti e la semplicità di molti motivi ripetuti. Verrebbe anzi facile a questo proposito il commento umano e sociale ai suoi argornenti - la maternità i lavoratori - ma è così immediato e sincero, che non tradisce retorica, se non quella di un entusiasmo che non deve oggi mancare.
Sono disegni vivi. Sono cose sicure e per questo le parole corrono senza timore. Piene di speranza. Sono un augurio e una certezza. Non la tradirà lui questa sua anima. Ma guai se la uccideranno i fìlistei.
GIGI SCARPA Novembre 1952 |
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